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La storia
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La Società di Mutuo Soccorso, oltre all’assistenza ai soci, promosse la costruzione di case operaie, la costituzione di cooperative di credito, di consumo, di produzione, e l’attivazione di scuole serali e festive. Fondò una biblioteca circolante e collaborò con Jessie White Mario all’inchiesta nazionale di Agostino Bertani sulle condizioni dei lavoratori del suolo. Anima di queste istituzioni furono Dante Marchiori ed Eugenio Petrobelli ai quali si deve l’istituzione a Molinella di cucine popolari per la lotta contro la pellagra e numerose iniziative agricolo-industriali che posero Lendinara alla testa della provincia. Lendinaresi di rilievo in questo periodo furono Giuseppe Marchiori e Adolfo Rossi. Il Marchiori, che fu presidente del Consiglio Provinciale, promosse l’istituzione a Rovigo della Cattedra Ambulante di Agricoltura. Questo movimento preparatorio sfociò, agli inizi del corrente secolo, in realizzazioni industriali di notevole importanza. Nel 1889 fu costruito lo zuccherificio, nel 1904 la fabbrica dei concimi, nel 1907 lo iutificio sviluppatesi nel 1920 con l’aggiunta di un canapificio, seguito più tardi dalla Salca che produceva paste alimentari e marmellate. Nell’immediato primo dopoguerra la chiesa di S. Rocco fu trasformata in Monumento ai Caduti. Nel 1927 veniva annesso a Lendinara il Comune di Ramodipalo. Durante il fascismo veniva sciolto il consiglio comunale ed eletto un podestà (con decreto reale). Importanti opere di rinnovamento urbano furono eseguite tra il 1924 e il 1940. Col piano regolatore (era podestà l’ing. Paolo Fasiol) si aprirono nuove strade: le vie Roma, Impero (poi Matteotti), Francesco Baccari, Giosuè Borsi e Serafino Petrobelli, il largo Carducci. Furono costruite due passerelle sull’Adigetto e il nuovo ponte in ferro sull’Adige che, distrutto da bombardamento negli ultimi giorni di guerra, fu subito ricostruito. La piazza fu ampliata con la demolizione di un isolato e l’edificazione del fabbricato della Cassa di Risparmio. Fu liberata la chiesetta di S. Anna da gli edifici che la nascondevano. Fu costruito il campo sportivo. Nel velodromo S. Marco (che ora non esiste più) vennero a disputarsi la pista i più celebri corridori italiani. Per un certo periodo Lendinara fu presa anche dalla febbre per la boxe, attizzata dai successi del pugilatore Panfilo. Dopo l’ultima guerra vennero eretti la colonna di Piazza col leone di S. Marco, un monumento a S. Francesco (di Neri Pozza), e uno, recente, al Fucilato (di Pericle Fazzini). L’attività edilizia, specialmente privata, fu notevole, affiancata da nuove strade comunali. Alle numerose attività industriali, venute a cessare con l’evoluzione dei tempi e della tecnica, si è cercato di porre rimedio con nuove iniziative. Sono sorte diverse industrie tessili, mentre continua a tenere quella calzaturiera, specialmente a Valdentro. Alle scuole elementari e medie è stato aggiunto un Istituto tecnico per Ragionieri. La Biblioteca Comunale ha degna sede in via Conti. La cultura è stata negli ultimi tempi all’altezza del passato, esprimendo personalità di rilievo come lo storiografo Antonio Cappellini, il critico d’arte Giuseppe Marchiori, il poeta Angelo Rasi.

(testo di Bruno Rigobello, pubblicato in Lendinara. Notizie e immagini per una storia dei beni artistici e librari a cura di P.L. Bagatin – P. Pizzamano – B. Rigobello, Treviso, Canova, 1992)