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La storia
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Nel cambiamento dal periodo estense, continuamente intervallato da conflitti militari, a quello della lunga pax veneziana (1509-1797) mutarono a Lendinara i rapporti tra cittadini e potere. Le famiglie nobili che godevano di largo favore presso il governo estense, potendo salire ai maggiori incarichi, passavano ora in sott’ordine, praticamente isolate e disprezzate dalla oligarchica e chiusa società veneziana che si riservava ogni carica e i maggiori privilegi, escludendo persino (salvo particolari eccezioni) i matrimoni misti con le famiglie nobili di terraferma. La limitazione delle libertà, unita all’energica applicazione delle leggi e delle pene, provocò in paese un arresto delle professioni liberali che si tradusse in decadenza culturale. Il risveglio si ebbe solamente verso a fine del Settecento allorché qualche scintilla di illuminismo precorse gli effetti della salutare scossa che la rivoluzione francese e l’invasione napoleonica diffusero, come dappertutto, anche a Lendinara. Ad ogni modo non vi furono grandi mutazioni. Il Polesine di Rovigo, diviso nelle tre comunità di Rovigo, Lendinara e Badia, continuò ad essere regolato dallo Statuto del 1440 che Nicolò III aveva approvato riformando i precedenti antichi statuti. Alla “contea” degli estensi con il visconte, subentrava per Rovigo il capitanato con un Podestà Capitano Provveditore Generale di tutto il Polesine mentre podestà veneziani erano a Lendinara e Badia. Le ville del Polesine, al tempo del Capitano Giorgio Zorzi (1573), erano 58, di cui 10 per Lendinara e 7 per Badia. Il Consiglio del Comune, formato da cittadini dei migliori in ognuna delle tre comunità, godeva nelle questioni amministrative di una certa autonomia. Ogni città aveva il suo stemma rapppresentato da tre torri per Rovigo, due per Lendinara e una per Badia. Segnalati servizi resero i lendmaresi al governo veneto, sicché il Senato chiamava Lendinara Città fedelissima e sotto la Repubblica il Comune, retto dal Consiglio col Podestà veneziano che veniva cambiato ogni 16 mesi, trascorse la lunga pace durante la quale l’economia potè normalmente svilupparsi. Sorsero nuove istituzioni e nel territorio vennero attuate importanti opere di bonifica dal consorzio Valdentro, che prosciugò (1559) le estese valli che da mezzogiorno assediavano il paese. Un’importante istituzione fu quella varata nel 1454 dei due Regolatori, che da allora continuarono per tutto il governo veneto. Altro avvenimento di rilievo fu la creazione del S. Monte di Pietà (1501) che agendo con scopi umanitari in un campo prima riservato agli ebrei, fu di aiuto alla popolazione povera, e favorì l’economia con operazioni finanziarie di limitato costo. Nel Seicento sorse la prima stamperia, mentre le farmacie esistevano da molto tempo. Fin dal Trecento erano in Lendinara ospizi per i viandanti e ospedali a S. Maria Nuova, a S. Francesco, a S. Antonio Abate. Fu quest’ultimo che più tardi, affidato ai Filippini e trasferito presso la chiesetta di S. Filippo Neri, dette origine all’Ospedale Civile. Nel 1605 furono risistemate, con profonda escavazione, le fosse che circondavano Lendinara e fu rinforzata la palizzata con terragli. Durante la guerra di Mantova e il passaggio delle truppe imperiali fiancheggiate dai Lanzi, Lendinara fu rafforzata nel presidio e non subì conseguenze. Anche la peste del 1630, che infuriava nelle città e paesi vicini, appena la sfiorò. Grande timore si ebbe quando, per la guerra cosiddetta di Castro che coinvolse oltre al papa Francia e Spagna, Lendinara fu invasa da una gran quantità di truppe a servizio dei veneziani, portate a presidiare il confine del Po. Alleati dei Farnese, i veneziani ebbero sul Po modeste scaramucce contro le truppe dei Barberini, ma Lendinara non fu toccata, sebbene il timore fosse enorme. Alla metà del Seicento, la lunga guerra di Candia coinvolse Venezia contro i turchi. Molti lendinaresi, specie bombardieri, dovettero parteciparvi. Partirono sopra le galere e condotti a Candia «tutti vi morirono con molti altri appresso che dopo di loro andarono a questa guerra». Anche le contribuzioni furono allora onerose. Durante la guerra per la successione di Spagna, agli inizi del 700, scesero in Italia i francesi di Luigi XIV e, invasa la valle padana, superarono il Po avvicinandosi a Lendinara. Venezia, neutrale ma segretamente favorevole agli austriaci di Eugenio di Savoia, decise di riattare le fortezze in modo che potessero opporre ai francesi le più valide difese. I lendinaresi risposero con slancio patriottico mandando a Venezia 1000 ducati d’oro e abbattendo e mettendo a disposizione alberi perché si rafforzasse il Castello. Fu allora rifatta la palizzata che più non esisteva. Nell’anno 1706 un distaccamento di cavalleria francese si presentò alle porte di Lendinara, senza osare attaccarla. Purché si allontanassero, furono riforniti di fieno per i cavalli e viveri per i cavalieri. Null’altro di eclatante accadde fino all’arrivo dei francesi di Napoleone in Italia.