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La storia
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Assieme al Polesine Lendinara fu ceduta nel 1395 a Venezia, che vi mandò i suoi podestà e forze militari, a garanzia d’un prestito che gli Estensi non furono mai in grado di rimborsare. I Signori di Ferrara riebbero però il Polesine nel 1438 quando Venezia, che si trovava in guerra contro i milanesi, ne giudicò politicamente conveniente la restituzione. Durante questo lungo periodo gli Estensi conservarono in Lendinara molte prerogative, proprietà e legami con i cittadini, specialmente con le famiglie nobili da loro largamente beneficiate (i Leopardi, i Gherardini, i Conti, i Tolomei dell’Assassino, i Malmignati, i Brillo). Altre famiglie, cacciate da Firenze, da Verona e Bergamo avevano trovato in città tranquilla dimora. Si può considerare che dal 1285 al 1482, anzi fino al 1509, quando Venezia acquistò definitivamente Lendinara, il paese sia vissuto sostanzialmente nell’area estense acquisendone caratteristiche e influssi profondi. Sotto la guida illuminata e sempre splendida dei gran Signori che furono Nicolò, Lionello, Borso ed Ercole d’Este, Lendinara fu toccata dal soffio dell umanesimo e visse il periodo più felice della sua storia. Sebastiano Fiippi pittore, i Canozi con la loro eccelsa arte nella lavorazione del legno, attestano la partecipazione viva di Lendinara al profondo, libero rivolgimento rinascimentale.
Il governo del paese era affidato al Consiglio del Comune con un podestà scelto fra colti funzionari della corte estense. Egli aveva con sé il personale per gli uffici amministrativi e giudiziari e un presidio militare. Tre guardie si davano il turno sulla torre più alta per sorvegliare che dalla campagna non giungesse sorpresa di armati e per segnalare gli arrivi sulle strade. Alla sera, chiuse le porte, era proibito entrare ed uscire dalla città. In questo periodo Lendinara si sviluppò anche economicamente. Fu il primo luogo del Polesine dove aprirono banco gli ebrei prestatori. Le campagne erano opime. Il vasto territorio, che comprendeva dieci ville, forniva ai lendinaresi, specie alle ricche famiglie, buone rendite. L’arte della lana si sviluppò assai presto come i laboratori per la concia delle pelli, le falegnamerie, le fornaci di mattoni. La fiorente attività commerciale è attestata dalla presenza di numerosi fondaci e botteghe, mentre non pochi furono i figli delle più ricche famiglie lendinaresi che proseguirono gli studi nelle università di Ferrara, Bologna, Padova. Nella sconsiderata guerra che Nicolò III d’Este ingaggiò contro Venezia nel 1404 per riavere il Polesine senza restituire il prestito, Lendinara soffrì per le incursioni del veneziano Francesco Giustinian che con i suoi soldati la mise a sacco. Si dice che nell’occasione il Giustinian avrebbe portati via gli archivi pubblici. È certo peraltro che furono sequestrati i pegni del banco degli ebrei. Altro sconvolgimento Lendinara subì nella guerra di Ferrara. Terminò allora con Pellegrino Prisciani (1482) la serie dei Podestà estensi. Questi se ne andò -pare -portando a Ferrara marmi e ricordi archeologici, carte e documenti del Comune. Peggio fu nella lunga guerra della lega di Cambrai (1509-15), durante la quale cambiarono molte volte gli eserciti nemici d’occupazione. Fu distrutta la rocca; saccheggi, fame e malattie colpirono i lendinaresi. Per qualche tempo piantò allora la sua residenza a Lendinara Hernando de Havalos marchese di Pescara (il marito di Vittoria Colonna) capitano generale delle forze dell’imperatore Massimiliano. Un capitano spagnolo, Miguel de Castiglia, fu messo qui in luogo di podestà.