Itinerari storici

Stampa 

Percorso: fermata pullman riviera S. Biagio - Piazza Risorgimento - Piazzetta S. Marco - Via S. Sofia - Piazzale Duomo - Piazza Alberto Mario - Santuario della Madonna del Pilastrello

PanoramaVisitare Lendinara significa ripercorrere i passi di una cittadina che per secoli ha vissuto, lavorato, lottato e prodotto cultura in modo distinto all'interno dell'area polesana. Visitarla significa anche percepire quello spirito religioso di devozione mariana che rende nota la città e che ha il suo centro focale nel Santuario del Pilastrello. Il nostro percorso alla scoperta di Lendinara parte proprio da una chiesa - quella di S. Biagio - che si affaccia sulla riva destra dell'Adigetto. Prima di visitarne l'interno, soffermiamoci per un momento sulla scalinata ed osserviamo la città.

Lendinara, come si può facilmente notare, si è sviluppata in senso longitudinale lungo i corso de fiume Adigetto. L'asse viario principale si individua nei tre tracciati che corrono paralleli all'antico ramo dell'Adige, lungo i quali sorgono alcuni prestigiosi palazzi nobiliari. Dall'altra parte del corso d'acqua (guida multimediale, numero verde gratuito 800 745551 codice 101), si possono scorgere l'elegante facciata del teatro Ballarin (inizi '800), il prospetto del cinquecentesco palazzo Malmignati-Boldrin, ora sede degli Istituti Culturali di Lendinara,e il monumento dedicato al lendinarese Lorenzo Canozi (1878) (guida multimediale, numero verde gratuito 800 745551 codice 135).


Volgiamo ora lo sguardo alla Chiesa di S. Biagio (guida multimediale, numero verde gratuito 800 745551 codice 186). Fu costruita nel XIII secolo, ma subì nel corso del cinquecento un importante restauro. Nei primi anni dell'Ottocento fu nuovamente ricostruita su progetto di Giacomo Baccari. La facciata ricorda quella della chiesa palladiana del Redentore di Venezia ed è caratterizzata al centro da un pronao aggettante di quattro colonne con capitelli ionici che si inserisce perfettamente nell'ambiente circostante,creando un effetto scenico particolarmente suggestivo in relazione al prospiciente corso dell'Adigetto.
Entriamo nella chiesa, modulata da tre navate molto lineari e vigorose. Sul terzo altare a destra ammiriamo uno bellissima palo centinata raffigurante la Visitazione della Vergine a S. Elisabetta attribuita alla mano del ferrarese Dosso Dossi e datata 1525. Numerose e raffinate sono le opere in legno che testimoniano una tradizione lendinarese della lavorazione artistica di questo materia le. Ricordiamo gli ornati del parapetto della cantoria, ultimo lavoro di Luigi Voltolini (1864), e il bel crocifisso intermante intagliato, con i suoi racemi che si attorcigliano simmetricamente ai lati del Cristo morto, opera di Giovanni Ponzilacqua (XVII).
Incamminiamoci, costeggiando il corso dell'Adigetto, verso Piazza Risorgimento (guida multimediale, numero verde gratuito 800 745551 codice 102). Attraversiamo il ponte di piazza, sulla sinistra, e arriviamo nella piazza principale della città, cuore della vita civile, dove i cittadini amano incontrarsi. Davanti a noi si erge la torre Maistra, alta 25 metri, con l'adiacente Palazzo Pretorio (XIV sec.), più basso, caratterizzato da merli e da un grande portale. L'edificio è una delle più antiche costruzioni estensi esistenti nel Polesine. fu in origine "castello" e successivamente sede civile e militare dei rappresentanti del potere ferrarese e veneziano. All'interno della cappella realizzata nel 1509, è conservato un affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino calata in un raffinato scenario paesistico attribuita al pittore Boccaccio Boccoccino. Su un muro attiguo al Palazzo Pretorio, è infisso un antico bassorilievo (forse di origine fenicia) raffigurante una figura femminile e senza collo ne braccia ribattezzata dai lendinaresi "puazza" (pua in dialetto significa "bambola").


Un altro edificio di notevole interesse è il Palazzo Municipale, eretto dagli Estensi nel XIVPala del Canozio secolo. La facciata, in laterizio, è divisa in due piani; l'inferiore è caratterizzato da un porticato ad arcate sorretto da quattrofinestre rettangolari con al centro - in una nicchia - una statua della Madonna col Bambino che riprende i simulacro della Vergine del Piastrello(1618). Visitiamo l'interno del Palazzo Municipale per accostare nella "sala canoziana" una delle più significative opere d'arte a lendinara: la grata lignea ad intaglio e traforo opera dei fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi, lendinaresi, straordinari interpreti del Rinascimento con splendide tarsie lignee conservate a Modena, Parma e Padova.
Nella stessa sala sono di grande interesse anche una carta topografica della città eseguite nel 1690 dal perito Gaspare Mazzante ed alcuni cimeli risorgimentali appartenuti ad Alberto Mario (1825-1883) e alla moglie Jessie White (1832-1906).
Dalla piazza " maggiore" attraverso la Torre dell'Orologio ci si porta in Piazza San Marco, la "piazzetta". Percorriamo via S. Sofia e raggiungiamo piazzale Duomo (guida multimediale, numero verde gratuito 800 745551 codice 099).
Dall'ampio spazio prospiciente la chiesa possiamo ammirare la simmetrica facciata e la svettante torre campanaria (una delle più alte d'Italia, quasi 100 metri) realizzata tra il 1797 e il 1857 sul progetto del lendinarese Don Francesco Antonio Baccari.
L'origine della chiesa di S. Sofia, matrice di quelle della città, risale assai indietro nel tempo. Secondo la tradizione sorse nel 1070 sulle rovine di un antico tempio. Entrando il nostro sguardo viene subito attratto dagli affreschi che decorano la cupola e il catino absidale: sono opera del pittore veronese Giorgio Anselmi e rappresentano i Trionfo della chiesa, I dottori della chiesa e La trasfigurazione di Cristo (1796-97). In un piccolo vano posto sulla navata di sinistra, tra il terzo e quarto altare  possiamo ammirare  l'intensa e vibrante Madonna con il Bambino e angelo musicante del pittore giorgionesco Domenico Mancini(1511).
Usciamo e dirigiamoci verso piazza Alberto Mario, non senza aver rivolto uno sguardo all'incombente campanile coronato dall'angelo alato. Nello piazzettaAlberto Mario un monumento ci ricorda l'illustre patriota lendinarese che si distinse, insieme alla moglie Jessie White, nelle lotte risorgimentali. Anche via del Santuario ci riporta col pensiero alla coppia: qui i due risiedevano e una lapide con un medaglione in bronzo raffigurante Jessie commemora la sua generosità nell'offrire il terreno dove furono costruite le case della Società Operaia di Mutuo Soccorso.


Siamo ormai giunti alla Chiesa del Pilastrello (guida multimediale, numero verde gratuito 800 745551 codice 100), senza dubbio l'edificio più noto della città. Non a caso la Madonna del Piastrello compare anche nello stemma di Lendinara. La storia del Santuario è legata ad una serie di eventi straordinari che si verificarono attorno ad uno Madonna col Bambino scolpita in legno di olivo nel 1509 e successivamente nel 1576, quando durante i lavori di restauro del "pilastrello" sovra cui era collocata, l'acqua di una fonte vicina si tinse di rosso e dimostrò poteri taumaturgici. Tra il 1577 e il 1583 venne edificato il Santuario e l'acqua della fonte fu deviata all'interno dell'edificio.
Usciamo e dirigiamoci verso piazza Alberto Mario, non senza aver rivolto uno sguardo all'incombente campanile coronato dall'angelo alato. Nello piazzetta Alberto Mario un monumento ci ricorda l'illustre patriota lendinarese che si distinse, insieme alla moglie Jessie White, nelle lotte risorgimentali. Anche via del Santuario ci riporta col pensiero alla coppia: qui i due risiedevano e una lapide con un medaglione in bronzo raffigurante Jessie commemora la sua generosità nell'offrire il terreno dove furono costruite le case della Società Operaia di Mutuo Soccorso.
Siamo ormai giunti alla chiesa del Pilastrello, senza dubbio l'edificio più noto della città. Non a caso la Madonna del Piastrello compare anche nello stemma di Lendinara. La storia del Santuario è legata ad una serie di eventi straordinari che si verificarono attorno ad uno Madonna col Bambino scolpita in legno di olivo nel 1509 e successivamente nel 1576, quando durante i lavori di restauro del "pilastrello" sovra cui era collocata, l'acqua di una fonte vicina si tinse di rosso e dimostrò poteri taumaturgici. Tra il 1577 e il 1583 venne edificato il Santuario e l'acqua della fonte fu deviata all'interno dell'edificio. La chiesa attuale è frutto di notevoli rimaneggiamenti di fine '700 inizio '800 curati dal lendinarese don Giacomo Baccari. Il Santuario è affidato ai monaci olivetani il cui simbolo, tre monticelli sormontati da due rami di ulivo e dalla croce, ricorre in molti particolari decorativi della chiesa  e ricorda il ruolo fondamentale che ebbe nella storia di Lendinara(ma anche del polesine) questa congregazione particolarmente devota alla Vergine.
L'interno a tre navate è stato affrescato tra il 1938 e il 1942 dal pittore caucasico Giuseppe Chiacigh. Nella prima cappella di destra possiamo ammirare  pala con 5. Bartolomeo, S. Benedetto e il Beato Bernardo Tolomei (1580 circa) realizzata da Domenico Tintoretto su progetto del padre Jacopo. L'armoniosa e drammatica Ascensione di Cristo in presenza degli apostoli (1580 circa) è di Paolo Veronese e della sua bottega e si trova invece nella seconda coppello di sinistra. Nelle navate laterali della chiesa e nella sacrestia sono esposte molte altre pitture di valore, opera di Francesco Montemezzano, Angelo Trevisani, Matteo Ghidoni, Tommaso Sciacca. Alla copia della statuetta della Madonna del Pilastrello, il cui originale è stato rubato nel 1981, si accede attraverso le due scalinate ai lati dell'altare maggiore; a sinistra si apre invece lo cappella dei bagno, vero e proprio tempietto rivestito in marmo suddiviso in tre navatelle. Al centro c'è la grande vasca monolitica, che raccoglie l'acqua miracolosa versata da Quattro angioletti, realizzato nel 1909 in marmo di Carrara.
Si conclude qui, di fronte all'incanto spirituale del Santuario, la nostra visita a Lendinara. Se allontanandoci voltassimo ancora lo sguardo alla città scopriremmo che l'angelo alato del campanile di S. Sofia ci segue ancora per vari chilometri lungo i tortuosi percorsi dell'ampia pianura polesana.