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Siamo ormai giunti alla Chiesa del Pilastrello (guida multimediale, numero verde gratuito 800 745551 codice 100), senza dubbio l'edificio più noto della città. Non a caso la Madonna del Piastrello compare anche nello stemma di Lendinara. La storia del Santuario è legata ad una serie di eventi straordinari che si verificarono attorno ad uno Madonna col Bambino scolpita in legno di olivo nel 1509 e successivamente nel 1576, quando durante i lavori di restauro del "pilastrello" sovra cui era collocata, l'acqua di una fonte vicina si tinse di rosso e dimostrò poteri taumaturgici. Tra il 1577 e il 1583 venne edificato il Santuario e l'acqua della fonte fu deviata all'interno dell'edificio.
Usciamo e dirigiamoci verso piazza Alberto Mario, non senza aver rivolto uno sguardo all'incombente campanile coronato dall'angelo alato. Nello piazzetta Alberto Mario un monumento ci ricorda l'illustre patriota lendinarese che si distinse, insieme alla moglie Jessie White, nelle lotte risorgimentali. Anche via del Santuario ci riporta col pensiero alla coppia: qui i due risiedevano e una lapide con un medaglione in bronzo raffigurante Jessie commemora la sua generosità nell'offrire il terreno dove furono costruite le case della Società Operaia di Mutuo Soccorso.
Siamo ormai giunti alla chiesa del Pilastrello, senza dubbio l'edificio più noto della città. Non a caso la Madonna del Piastrello compare anche nello stemma di Lendinara. La storia del Santuario è legata ad una serie di eventi straordinari che si verificarono attorno ad uno Madonna col Bambino scolpita in legno di olivo nel 1509 e successivamente nel 1576, quando durante i lavori di restauro del "pilastrello" sovra cui era collocata, l'acqua di una fonte vicina si tinse di rosso e dimostrò poteri taumaturgici. Tra il 1577 e il 1583 venne edificato il Santuario e l'acqua della fonte fu deviata all'interno dell'edificio. La chiesa attuale è frutto di notevoli rimaneggiamenti di fine '700 inizio '800 curati dal lendinarese don Giacomo Baccari. Il Santuario è affidato ai monaci olivetani il cui simbolo, tre monticelli sormontati da due rami di ulivo e dalla croce, ricorre in molti particolari decorativi della chiesa  e ricorda il ruolo fondamentale che ebbe nella storia di Lendinara(ma anche del polesine) questa congregazione particolarmente devota alla Vergine.
L'interno a tre navate è stato affrescato tra il 1938 e il 1942 dal pittore caucasico Giuseppe Chiacigh. Nella prima cappella di destra possiamo ammirare  pala con 5. Bartolomeo, S. Benedetto e il Beato Bernardo Tolomei (1580 circa) realizzata da Domenico Tintoretto su progetto del padre Jacopo. L'armoniosa e drammatica Ascensione di Cristo in presenza degli apostoli (1580 circa) è di Paolo Veronese e della sua bottega e si trova invece nella seconda coppello di sinistra. Nelle navate laterali della chiesa e nella sacrestia sono esposte molte altre pitture di valore, opera di Francesco Montemezzano, Angelo Trevisani, Matteo Ghidoni, Tommaso Sciacca. Alla copia della statuetta della Madonna del Pilastrello, il cui originale è stato rubato nel 1981, si accede attraverso le due scalinate ai lati dell'altare maggiore; a sinistra si apre invece lo cappella dei bagno, vero e proprio tempietto rivestito in marmo suddiviso in tre navatelle. Al centro c'è la grande vasca monolitica, che raccoglie l'acqua miracolosa versata da Quattro angioletti, realizzato nel 1909 in marmo di Carrara.
Si conclude qui, di fronte all'incanto spirituale del Santuario, la nostra visita a Lendinara. Se allontanandoci voltassimo ancora lo sguardo alla città scopriremmo che l'angelo alato del campanile di S. Sofia ci segue ancora per vari chilometri lungo i tortuosi percorsi dell'ampia pianura polesana.